Ambientalismo non Abilismo!

L’Eco-abilismo è un atteggiamento proveniente da attivisti o giornalisti abili, che deduce l’abilità totale di tutte le persone riducendo l’accessibilità ai mezzi di sostentamento delle persone con disabilità, sulla base del rispetto per l’ambiente.

A Marzo 2016 negli Stati Uniti (ed allo stesso tempo ovunque su internet) è scoppiata una polemica che ha visto scontrarsi attivisti per l’ambiente abili e persone con disabilità. L’oggetto della discussione era una fotografia che ritraeva diverse confezioni in plastica di arance già sbucciate e confezionate singolarmente. Non c’è da sorprendersi che immediatamente migliaia di persone abbiano iniziato a criticare l’acquisto definendolo “pigro” e vedendolo come uno spreco.

A controbattere queste affermazioni ci furono diversi attivisti per la disabilità statunitensi, fra cui Kim Sauder, che rimarcarono l’utilità di tali prodotti per i consumatori con disabilità. Altre risposte invece illustravano direttamente le difficoltà a sbucciare un’arancia per chi soffre di artrite o altre patologie che limitano le abilità motorie.

In Italia questa polemica è giunta nelle prime settimane dell’agosto 2020, quando una fotografia raffigurante un paio di confezioni di banane pre-sbucciate in un bancone di un supermercato Carrefour francese giunse su Facebook e Twitter. Ciò che ho realizzato leggendo i commenti è la mancata conoscenza in Italia di ciò che è la disabilità e le mille forme in cui si presenta. Una domanda che ho ricevuto spesso, mentre cercavo di contrastare la polemica, è stata: “ma una persona disabile che non riesce a sbucciare una banana, come fa ad andare al supermercato? E aprire la porta del frigo?” A differenza di 4 anni fa, questa volta pochi attivisti hanno affrontato la questione e molte delle domande che venivano poste sono rimaste irrisolte.

La lotta per la salvaguardia dell’ambiente vede spesso questo atteggiamento di esclusione o alienazione delle persone con disabilità, che non sono rese partecipi all’interno della costruzione di uno stile di vita sostenibile se non per essere criticati per l’utilizzo di mezzi indispensabili per la nostra indipendenza ed autonomia.

In Inghilterra, dall’Aprile 2020 sono state vietate la vendita di cannucce di plastica in ristoranti, café e bar, ad eccezione delle persone con disabilità, esenti da questa legge. Eppure i dubbi sorti sono molti, c’è chi si chiede se le persone che faranno uso per necessità di queste cannucce subiranno stigmatizzazione oppure se saranno davvero rese disponibili, in quanto già molti bar e locali si rifiutano di farne delle scorte.

Il cambiamento climatico colpisce tutti, indistintamente da abilità e disabilità. Questa situazione mostra chiaramente quando sia facile per gli attivisti abili ignorare il vero impatto che questa situazione ha sulle persone con disabilità. Un articolo della BBC tratta della carbon footprint lasciata dagli inalatori delle persone con l’asma, paragonandoli alla traccia lasciata dal consumo della carne. L’articolo, come puntualizzato da Imani Barbarin su Forbes, dedica una parte alla proposta di un inalatore più “verde” e sostenibile, ma dimentica di nominare che l’inquinamento dei trasporti e delle industrie è una delle cause principali dell’asma.

Forse dovremmo cominciare a chiedere alle industrie e corporazioni di prendersi la responsabilità per l’impatto ambientale disastroso che causano, prima di chiedere alle persone con disabilità di rinunciare ai mezzi necessari per la nostra autonomia e sopravvivenza.

Una soluzione per tutti

Non si può ignorare l’impatto ambientale che causano gli strumenti utilizzati da persone con disabilità e se potessimo scegliere useremmo la coppetta mestruale, limiteremmo il nostro uso dell’automobile per favorire quello della bicicletta, rinunceremmo a servizi che ci aiutano quotidianamente per alternative più ecosostenibili. Purtroppo però il mondo che ci circonda è abilista, così come le sue strutture e muoversi in esso non dovrebbe richiedere più sacrifici di quelli che già facciamo ed i nostri mezzi, invece di essere visti come un punto di partenza per progettare qualcosa di alternativo e sostenibile assieme, vengono eliminati a priori, senza dare importanza alla nostra sopravvivenza o autonomia.

Ciò di cui necessitiamo è essere inclusi nei processi decisionali per i programmi ecosostenibili delle nostre città e del nostro paese, così da poter partecipare attivamente nella lotta per la salvaguardia dell’ambiente senza rimetterci la salute. La lotta degli attivisti per la disabilità e quella per ambiente non deve essere uno contro l’altro, ma una collaborazione che volga a cambiare il sistema in cui viviamo per renderlo vivibile per tutti. Solo così si riuscirà a creare un movimento di lotta realmente efficiente.